Con l’uscita di Aquaman e il Regno Perduto, lo scorso dicembre si è concluso ufficialmente il cosiddetto DC Extended Universe (o DCEU), l’universo cinematografico condiviso dedicato ai supereroi DC Comics (Batman, Superman, Wonder Woman…). Iniziato nel 2013 con L’uomo d’acciaio, nell’arco di dieci anni il franchise ha prodotto ben 15 (+1) film e una serie tv, purtroppo accolti in maniera piuttosto discontinua da critica e pubblico. Proprio questa incapacità di mantenere una qualità medio-alta costante (a differenza del rivale MCU) è stata una delle cause che hanno portato alla fine prematura della saga, nonché all’imminente creazione di un nuovo universo ad opera di James Gunn. Ma è davvero tutto da buttare?
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MORTAAAAAAL KOOOOMBAAAAAAT!! Non c’è persona al mondo che non si esalti quando sente le note di “Techno Syndrome”. E non bisogna essere per forza fan di Mortal Kombat per apprezzare il suo tema musicale. Questo vi dà un’idea di quanto il celebre picchiaduro creato dalla Midway Games negli anni ’90 sia radicato nell’immaginario collettivo.
James Wan è un nome che ultimamente si sente parecchio in giro. Di sicuro i fan dell’horror lo conoscono già, dal momento che è il regista di alcune tra le migliori pellicole di questo genere uscite negli ultimi anni, dall’iconico Saw – L’enigmista all’ottimo L’evocazione – The Conjuring, passando per Insidious. Più recentemente è anche approdato ai blockbuster, dirigendo il tamarrissimo Fast & Furious 7 e i due Aquaman. Tutti grandi successi di critica e pubblico, che l’hanno reso un personaggio di spicco nell’ambito cinematografico. Eppure non è sempre stato rose e fiori. C’è stato un tempo infatti, subito dopo Saw, in cui il buon Wan ha faticato a farsi notare. Ed è in questo periodo che è uscito il film che recensirò qui.